Il Fiore degli Abissi

Romanzo d’avventura di Leonilde Bartarelli

Benvenuti a bordo! Io, Andrea Raggio detto il Rosso, capudan della feluca più ardita di tutti i mari, vi auguro buona navigazione. Non abbiate paura di patire il mal di mare, di incontrare pirati o fondali insidiosi: accanto a me non potrà succedervi nulla di brutto, solo qualcosa di molto, molto avventuroso...

marzo-16-09

Le Mille e Una Notte

scritto da Leo in Storia

 È alla lettura de 

Le Mille e Una Notte

che mi sono ispirata per rendere il mondo barbaresco.

Dal punto di vista storico la sua compilazione è molto complessa: presenta ricchezza e varietà nella materia, differenze di lingua e di stile, presuppone un lento e laborioso processo di formazione e una vasta area di diffusione. Se ne conoscono inoltre diverse versioni.

 La storia che introduce e fa da cornice alla raccolta (la bella Sharazad che racconta storie al re Shahriyar per aver salva la vita) risente in influenze iraniane (nomi dei personaggi) e indiane (l’argomento e certi artifici stilistici), mentre il corpo dell’opera si rifà di più al medioevo arabo-islamico.

 Le prime notizie risalgono al X secolo, quando degli scrittori arabi parlano di una raccolta iraniana intitolata Hazàr afsane (Mille racconti), con la storia di una principessa che intrattiene un re crudele.

Nel XII secolo compare il nome di Mille e Una Notte (forse per l’allitterazione turca Bin Bir che serve a indicare una gran quantità) e i racconti si collocano nel cosiddetto ciclo di Baghdad. Il grosso della raccolta si presuppone si sia formato nell’Egitto tardo mammelucco tra il 1400 e il 1500.

Attingendo da un manoscritto anteriore al 1500, il più antico traduttore occidentale, Antoine Galland, presentò alcune delle più famose favole (per esempio Aladino o Alì Babà) alla corte del re Sole.

 Nelle novelle si parla di India, Cina, Iran, Maghrib, con accenni a Genova, Venezia, ma questi luoghi sono quasi fantastici e irriconoscibili. Più puntuali le descrizioni della Siria e soprattutto dell’Egitto.

Nella grande varietà di stili e argomenti, la patina unitaria è data dall’Islamismo popolare nella visione del mondo, nella fede e superstizione, nella demonologia e nella magia.

Viene presentata la vita sociale dell’Oriente islamico (specie nel gruppo egiziano tardo medioevale e inizi età moderna) con atteggiamenti ostili verso zoroastri, ebrei e cristiani che vengono descritti nel modo un po’ ridicoleggiante che ricorda l’atteggiamento dell’Ariosto in ambito cristiano.

 La vita del popolo, con tutte le sue sfaccettature sociali, risulta descritta in maniera vivace e reale, mentre quella di corte è spesso di maniera e di fantasia, come vista dagli occhi avidi e curiosi della gente comune.

Spiccano, in questo senso, le novelle appunto chiamate Egiziane, che presentano uno stile semplicissimo, senza prosa rimata o artifici letterari, dove appunto l’interesse gravita sulla vicenda ma anche sul tipo e sull’ambiente ritratti: il mondo del Cairo con predilezione per il l’ambiente equivoco di ladri, furfanti e prostitute. In queste favole si nota anche l’assenza o scarsità di elementi magici, altrimenti molto diffusi e presenti.

 Un certo artificio stilistico, con versi intramezzati nella prosa è comunque tipico del gusto narrativo e sentenzioso arabo.

.......................................... Un ringraziamento particolare a Daniele Bandini per l'aiuto che mi ha dato nel realizzare questo sito.
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