Il Fiore degli Abissi

Romanzo d’avventura di Leonilde Bartarelli

Benvenuti a bordo! Io, Andrea Raggio detto il Rosso, capudan della feluca più ardita di tutti i mari, vi auguro buona navigazione. Non abbiate paura di patire il mal di mare, di incontrare pirati o fondali insidiosi: accanto a me non potrà succedervi nulla di brutto, solo qualcosa di molto, molto avventuroso...

dicembre-17-09

dal 27000 a.C. ANTENATE DI VENERE

scritto da Leo in museo

Oggi ero a Milano dopo l’appuntamento di ieri (grazie ancora a chi ha partecipato!) e come al solito, con la scusa di prendere il pulmann per Siena a Cadorna, mi sono regalata qualche ora al Castello Sforzesco (ognuno ha le sue fisse…).

Questa volta ho visitato la mostra

antenate di venere

In un allestimento molto accattivante, né semplicistico né troppo complesso, vengono presentati reperti che difficilmente si possono vedere dal vivo: statuette fittili in terracotta di figure per lo più femminili provenienti dalla Moldavia che molto hanno fatto discutere gli archeologi e legate probabilmente a culti di dee femminili.

Per prima ecco la Venere di Véstonice

datata al 27000 a.C. (Paleolitico Superiore – Gravettiano) che insieme a grumi di argilla e a una piccola scultura di orso rappresenta il primo caso di arte fittile in terracotta della storia.

Passando attraverso i reperti italiani del Riparo Gaban nel Trentino (5300-4700) si arriva al grosso della collezione: una scelta delle oltre 2500 statuette Moldave del V millennio a.C. (Neolitico), ben spiegate e abbinate alle ceramiche coeve locali.

La figura della Dea (madre nel paleolitico, vergine nel neolitico) con tutte le sue implicazioni culturali vere o ipotizzate che siano è sempre molto interessante e stimolante.

A questo proposito ho trovato nuovo (almeno per me e per la preparazione che ho avuto) e convincente lo studio astronomico della carta celeste da Neolitico in poi che evidenzia la posizione della costellazione della Vergine (Astraia, Tyche, Demetra, Iside, Atargatis, Ishtar o come è stata personificata nelle varie civiltà antiche) nella sua levata eliaca in concomitanza con l’inizio della stagione della mietitura (spiegata nei pannelli in sintesi e più diffusamente nell’articolo di E.Antonello nel catalogo della mostra). 

Un valore aggiunto ha per me il fatto che durante la mia prima campagna di scavo, nel 1981, nel villaggio neolitico del tavoliere foggiano di Passo di Corvo, era stata rinvenuta proprio una statuetta femminile, e per un archeologo… come dire, il primo scavo è come il primo amore: non si scorda più!

La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio 2010, abbinata anche a conferenze e ne consiglio vivamente la visita, ricordando che è a ingresso gratuito e con possibilità di usufruire di visite guidate concordate anch’esse gratuite (io ho dovuto rinunciare per colpa del pulmann e del suo orario, anche se devo dire che la tentazione di perderlo per questo è stata forte…)

dal 27000 a.C. ANTENATE di VENERE
Milano Castello Sforzesco – SalA Sforzesca
5 dicembre 2009/28 febbraio 2010
INGRESSO LIBERO
www.capodannoceltico.eu
www.antenatedivenere.it
www.milanocastello.it
orario: martedì-domenica h 9.00-17.30

maggio-26-09

Mostra

scritto da Leo in news, quadri di stoffa

morbidi riflessi

Textile Art
Mostra di Leonilde Bartarelli

Museo del Cristallo
Via dei Fossi (ex Area Boschi)
Colle Val d’Elsa

inaugurazione: 29 maggio ore 18.30

durata della mostra: 30 maggio – 7 giugno 

  Continuano, promossi dal Comune di Colle di Val d’Elsa (SI), dall’Associazione Pro Loco e dal Museo del Cristallo, nel quadro di una contaminazione di materiali e forme, gli appuntamenti con l’arte contemporanea a Colle Val d’Elsa.

La stoffa, materiale duttile e materico trascende dalla sua naturale collocazione quotidiana per diventare quadro e oggetto d’arte a se stante, inglobando materiali insoliti e imprevisti.
Lane e cotoni tinti e manipolati, prodotti di recupero o preziosi tessuti, tutti si compenetrano in nuove geometrie di forte impatto cromatico nella loro calda morbidezza corporea.
Da lavori più spiccatamente naturalistici a suggestioni astratte, il percorso si snoda in oniriche essenze colorate.
La collocazione insolita di questa mostra (cristallo accanto a stoffa) esalta e compensa le trasparenze del primo e la morbidezza corporea della seconda.

orario:  Martedì- Domenica 10.30-12.30; 16.30-19.30  Lunedì chiuso

www.leoquilt.it

marzo-21-09

La “mia” mostra di Fabrizio De André

scritto da Leo in Pagine, varie

Dopo aver visitato la mostra di Fabrizio De Andrè al Palazzo Ducale di Genova, agli inizi di febbraio avevo scritto qualche riga di commento e l’avevo pubblicate su Facebook. Ho pensato di riportarle anche qui…

 Fabrizio De André.

Una mostra da vedere ma soprattutto da ascoltare, assaporare, lasciarsi avvolgere della poesia e dalle emozioni.

Subito l’impatto con una sedia vuota, una giacca scura poggiata alla spalliera, davanti un leggio, accanto un posacenere.

Grida un’assenza e nello stesso tempo una presenza. Grande, potente. Struggente.

E le note, le parole che si susseguono e si alternano a interviste e frasi. I sorrisi di De André, le pause, il suo tono pacato. Una parete piena piena di scritte a mano e a macchina, canzoni, pensieri e correzioni. Entri nel suo mondo, in un’atmosfera sospesa, in una sala buia che d’un tratto si illumina di immagini e suoni. La sua Poetica e i suoi grandi Temi: l’Amore, la Guerra, Genova, la Libertà, la Morte, gli Ultimi.

La caratteristica grande dei poeti è che parlano a ognuno di noi toccando corde diverse in diversi momenti della vita. A me, oggi come oggi, De André ha parlato soprattutto dallo schermo relativo a Genova e quindi alle radici, al passato.
Genova “città da rimpiangere” dove “ci nasci e ci vivi fino a 20 anni” poi “te ne vai e dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla”.
Passato di cui è sbagliato dimenticarsi “in quanto passato, perché è come togliere a un animale l’istinto e questo sarebbe come ucciderlo completamente. Bisogna sapere quali sono le radici, quali sono le ancore che ci legano a un certo tipo di passato per poter continuare in maniera giusta e corretta”.
Molto bella, per me che ultimamente scribacchio un po’, la conclusione del video: “Io quando scrivo le canzoni penso a mettere sulla carta essenzialmente quelle che sono le mie esperienze o quello che può essere una lettura filtrata attraverso il mio modo di averla capita, di averla addirittura certe volte immaginata. Infatti preferisco leggere che non andare a vedere perché preferisco immaginare quello che leggo.”

La sala dei dischi: multimediale e dinamica, il piacere di rivedere e toccare copertine di vecchi LP, 45 giri, foto conosciute e dimenticate. Ogni disco, la sua storia e la sua problematica.

La sala dei personaggi: Franziska, il Giudice, il Matto, Maddalena, Marinella, Giovanna d’Arco, il Suonatore Jones, Sinan, Piero… tutti ballano e si alternano nel gioco dei tarocchi, mentre tu incantato resti lì a guardarli, ad ascoltarli, emozionandoti nel ritrovare amici passati, versi scordati, stupendoti di come una parola tiri l’altra, una figura ne evochi un’altra, tutta la tua storia fusa con quella che si sussegue davanti agli occhi, i tuoi ricordi che diventano canzone o forse è viceversa, non lo sai neanche tu.

La sala della vita: interviste e commenti. Questa, sarà stato l’impatto emotivo delle altre, mi ha colpito meno.

Per finire video di concenti. Staresti semplicemente lì delle ore. Ogni volta che finisce una canzone pensi: ora vado, ora è tardi… ma poi senti le note della nuova e resti. Sospeso tra presente, passato e assenza di tempo.

Infine esco. Nel sole di febbraio e nel vento gelido di tramontana sento che sto piangendo.

Per chi non può andarci, per chi c’è già andato, per chi vuole andarci, segnalo la bella recensione di Pier Luigi Zanata.

Ultima nota: Creuza de mä è uscito nel 1984. Io compivo 20 anni e i miei amici mi hanno regalato il disco e il biglietto per il concerto di Faber al Palasport di Genova. In quello stesso anno ho iniziato ad allontanarmi fisicamente e mentalmente da Genova, dalla mia familia e dalla vita che avevo fino ad allora vissuto. L’album, con la sua copertina bianca e azzurra, quella casa immensa dalla piccola finestrina mi ha accompagnato da allora, sempre. Quando la nostalgia e il rimpianto si facevano sentire più forti, riascoltavo le note e le parole e mi riappropriavo del mio passato.

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

      (padrone della corda marcia d’acqua e di sale
      che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare)

.......................................... Un ringraziamento particolare a Daniele Bandini per l'aiuto che mi ha dato nel realizzare questo sito.
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