Notti delle Mille e Una Notte
Nagib Mahfuz
…Nel nostro regno marino,” bisbigliò Abd Allah del mare, “la vergogna è una delle dieci caratteristiche che devono possedere i nostri governanti.”
“Maledetti coloro che sono governati da chi non possiede la vergogna,” esclamò il folle…
(ed. Feltrinelli, pag.141)
Nagib Mahfuz ha pubblicato le Notti delle Mille e una Notte nel 1982, e l’ha considerata come la sua opera meglio riuscita.
L’inizio della narrazione coincide con la fine delle Mille e una Notte, testo fondamentale della cultura araba.
Il sanguinario re Shahriyàr incantato dalle storie di Shahrazàd pare diventato un sovrano illuminato e giusto, ma la regina si chiede disperata se è davvero così oppure se i racconti hanno solo scalfito la sua indole malvagia, se la forza delle parole può davvero qualcosa contro il potere e il sopruso.
E le favole finora solo narrate diventano vere: i personaggi, i geni, i demoni, le donne incantatrici, le tombe che nascondono tesori e le pietre che si aprono su mondi alternativi sono reali.
Non più racconti: si scende per le strade, nel caffè, dal barbiere nei vicoli: i personaggi si trasformano in persone reali. Una storia si incastra nell’altra, esce dall’altra, ritorna alla prima, introduce nuovi elementi, in scatole cinesi che si mescolano l’une nelle altre.
La struttura stilistica resta favola, con i suoi temi e topos, ma diventa vita.
Infatti, ci fa capire Mahfuz, la parola, l’ascolto di storie commuove, colpisce, fa riflettere. Ma non basta: da sola è solo superficiale: deve “farsi” realtà.
Shahriyàr deve diventare protagonista delle storie, non può ascoltarle e basta, deve mettersi in gioco.
Deve amministrare e interessarsi alla sua gente.
Deve indossare il mantello come il re delle storie di Shahrazàd e scendere fra il suo popolo.
Solo allora cambierà davvero, raggiungendo la consapevolezza della vergogna, di quello che è. Solo allora capirà la corruzione, l’abuso, l’ipocrisia del suo governo. Solo allora Shahrazàd lo amerà e solo allora lo perderà per sempre.
È l’Uomo che ha in mano il suo riscatto attraverso la coscienza delle sue scelte, resistendo o cedendo ai geni, alla corruzione, alla crudeltà.
Così Gamasa al-Bulti deve morire e rivivere magicamente in un’altra persona per riscattarsi attraverso Abd Allah il folle e infine, diventare Abd Allah il giudizioso.
Come spesso nel romanzo storico si utilizzano eventi storici per comprendere il presente, così Mahfuz utilizza la favola e la raccolta di favole per eccellenza della sua cultura per parlare di temi attuali di governo e potere, universalizzandoli e rendendoli generali e non esclusivi del mondo arabo.
















