Il Mondo descritto ne “Il Fiore degli Abissi” è inventato geograficamente
ma verosimile dal punto di vista dell’ambientazione culturale.
E’ esistita davvero un’isola a metà strada tra il mondo arabo e quello cristiano, un’isola dalla storia affascinante e tragica, che ancora rimane nella memoria dei discendenti dei suoi abitanti sparsi nel Mediterraneo:
L’ISOLA DI TABARKA
a cui il romanzo è dedicato
Montuosa, larga circa 7 ettari, assai vicina alla costa del Nord Africa, era da essa divisa da un breve tratto di mare (ca. 600 m) normalmente traghettabile senza che l’acqua superasse la cintura. Un monte a nord e una pianura degradante verso il mare a sud a formare un golfo. Banchi di corallo disseminanti lungo la costa a non grande distanza.
Ottenuta per la liberazione del corsaro Dragut catturato dai genovesi, nel 1544 re Carlo V di Spagna la concesse alla famiglia genovese dei Lomellini di Pegli per praticarvi la pesca del corallo e il commercio, a condizione che vi restasse un presidio militare spagnolo e che venisse corrisposta alla Spagna la quinta parte in peso del corallo pescato.
La folta colonia pegliese che qui si insediò sotto la guida dei Lomellini quali governatori dell’Isola prosperò con alterne vicende, sempre in contatto con Francesi e Saraceni (giurati nemici degli Spagnoli) al punto da rendere necessario nel 1737 un provvedimento per far fronte alla crescita demografica (all’inizio del secolo si contavano più di duemila persone) eccessiva per le risorse dell’Isola e all’impoverimento o delle risorse.
Re Carlo Emanuele III di Savoia concesse ai tabarkini di costituire una borgata (che in suo onore fu chiamata Carloforte) sull’Isola di San Pietro, in Sardegna, dove si stabilirono più di 400 persone, per lo più provenienti dall’isola ma anche da Pegli, guidati da Agostino Tagliafico.
Intanto, sull’Isola di Tabarka si prospettava un passaggio di proprietà dai Lomellini ai Francesi, cosa che non piaceva molto ai tunisini, che pur essendo loro alleati non volevano averli troppo vicini.
Il Bey di Tunisi, Alì Pascià, l’11 giugno 1741 catturò con l’inganno tutti gli abitanti, rendendoli schiavi e depredando chiese e case.
La cronaca viva e malinconica di questo avvenimento ci viene raccontata nei particolari da un sacerdote tabarkino, Stefano Vallacca.
Fu richiesto un riscatto ma le trattative furono lunghe e negli anni successivi molte persone si prodigarono verso i potenti per il pagamento, ma fu solo nel 1768 che il re di Spagna, Carlo III, cedendo alle pressioni di Carlo Emanuele III di Savoia accettò di includere i Tabarkini in una trattativa relativa a riscatti di schiavi spagnoli con il Bey di Algeri che nel frattempo si era impadronito di Tunisi.
Una parte di questi ultimi sopravvissuti si stabilì a Calasetta, nell’Isola di Sant’Antioco in Sardegna e una parte in quella di San Pablo (ribattezzata Nueva Tabarka) presso Alicante in Spagna.
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Siti di riferimento:
sono molti e ben fatti i contributi e i siti curati da pegliesi o carlofortini in ricordo della “loro” Tabarka.
Segnalo qui alcuni di quelli che mi sono piaciuti di più, mi scuso se ne ho dimenticato altri e invito tutti a segnalarmeli per poter aggiornare l’articolo.
PEGLI ieri e oggi : con dipinti e ricostruzioni dell’isola all’epoca
HIERACON.it: Carloforte, un lembo di terra ligure trapiantato in Sardegna
SULLA ROTTA DEGLI AVI: un progetto realizzato nel 2003 e nel 2004 per ripercorrere le rotte dei tabarkini
















