Se passate per Via del Campo, a Genova, trovate a un certo punto, sulla sinistra venendo da Porta dei Vacca, una grande fontana.

Dietro, sulla destra, si intravvede una piazzetta e una colonna di cemento con una lapide.
In questo punto, nel 1600 sorgeva la casa della famiglia Vacchero proprietaria di parecchi terreni e abitazioni nella zona (da loro deriva il nome della porta già di Santa Fede), rasa al suolo per ordine della Repubblica nel 1628.
Il 1 aprile 1628 era la data fissata da Giulio Cesare Vacchero per una importante congiura da lui capitanata a favore del duca Carlo Emanuele I; se fosse riuscita l’oligarchia che reggeva la Repubblica sarebbe stata distrutta, i capi del governo e i nobili uccisi e i Savoia avrebbero annesso Genova ai loro possedimenti. Già a Torino erano pronte delle truppe, comandate dal principe Vittorio Amedeo, per conquistare Acqui e Alba e riunirsi ai rivoltosi.
Ma la sera del 31 marzo uno dei congiurati tradì i compagni e i principali responsabili arrestati.
A nulla valsero le pressioni diplomatiche dei Savoia, che ricorsero anche al ricatto, minacciando di uccidere dei genovesi prigionieri a Torino, né amicizie o suppliche: il 31 maggio di quello stesso anno Giulio Cesare Vacchero e i suoi più fidi collaboratori (fra cui Nicolò Zignago, notissimo e stimatissimo chirurgo) furono giustiziati e le case rase al suolo.
In particolare, in via del Campo, venne posta una Colonna Infame a ricordo dell’evento su cui si legge:
JVLIJ CÆSARIS VACHERIJ
PERDITISSIMI HOMINIS
INFAMIS MEMORIA
QVI CVM REPVBLICAM CONSPIRASSENT
OBTRVNCATO CAPITE, PVBLICATIS BONIS
EXPVLSIS FILIIS, DIRVTAQUE DOMO
DEBITAS PŒNAS LVIT
A. S. MDCXXVIII
(Traduzione: A memoria dell’infame Giulio Cesare Vachero, uomo scelleratissimo, il quale avendo cospirato contro la Repubblica, mozzatogli il capo, confiscatigli i beni, banditigli i figli, demolitagli la casa, espiò le pene dovute)
Anni dopo la famiglia, per mascherare almeno un po’ la vergogna, dato che non poteva far abbattere la colonna, le costruì davanti la grande fontana per nasconderla ai passanti.
Giulio Cesare Vacchero, dal ritratto che ci hanno tramandato i suoi giudici, pare fosse un individuo spregevole e malvagio.
Sarebbe interessante sapere come sarebbe uscita la sua figura nella storia se la congiura avesse avuto successo.
Di sicuro si sa che, nonostante fosse stato sottoposto a torture orribili, non parlò mai né fece nomi o ammise di essere al servizio del Duca di Savoia. Solo quando seppe di essere stato condannato all’impiccagione si infuriò, pretendendo di essere decapitato, morte considerata più onorevole, e fu accontentato.
La colonna attuale è un pilastro di cemento con la lapide spostato rispetto alla sua collocazione originaria: quella autentica venne abbattuta negli anni ‘60/’70 per far posto al parcheggio delle auto nella piazzetta.





















