Il Fiore degli Abissi

Romanzo d’avventura di Leonilde Bartarelli

Benvenuti a bordo! Io, Andrea Raggio detto il Rosso, capudan della feluca più ardita di tutti i mari, vi auguro buona navigazione. Non abbiate paura di patire il mal di mare, di incontrare pirati o fondali insidiosi: accanto a me non potrà succedervi nulla di brutto, solo qualcosa di molto, molto avventuroso...

marzo-21-09

La “mia” mostra di Fabrizio De André

scritto da Leo in Pagine, varie

Dopo aver visitato la mostra di Fabrizio De Andrè al Palazzo Ducale di Genova, agli inizi di febbraio avevo scritto qualche riga di commento e l’avevo pubblicate su Facebook. Ho pensato di riportarle anche qui…

 Fabrizio De André.

Una mostra da vedere ma soprattutto da ascoltare, assaporare, lasciarsi avvolgere della poesia e dalle emozioni.

Subito l’impatto con una sedia vuota, una giacca scura poggiata alla spalliera, davanti un leggio, accanto un posacenere.

Grida un’assenza e nello stesso tempo una presenza. Grande, potente. Struggente.

E le note, le parole che si susseguono e si alternano a interviste e frasi. I sorrisi di De André, le pause, il suo tono pacato. Una parete piena piena di scritte a mano e a macchina, canzoni, pensieri e correzioni. Entri nel suo mondo, in un’atmosfera sospesa, in una sala buia che d’un tratto si illumina di immagini e suoni. La sua Poetica e i suoi grandi Temi: l’Amore, la Guerra, Genova, la Libertà, la Morte, gli Ultimi.

La caratteristica grande dei poeti è che parlano a ognuno di noi toccando corde diverse in diversi momenti della vita. A me, oggi come oggi, De André ha parlato soprattutto dallo schermo relativo a Genova e quindi alle radici, al passato.
Genova “città da rimpiangere” dove “ci nasci e ci vivi fino a 20 anni” poi “te ne vai e dopo che te ne sei andato cominci a rimpiangerla”.
Passato di cui è sbagliato dimenticarsi “in quanto passato, perché è come togliere a un animale l’istinto e questo sarebbe come ucciderlo completamente. Bisogna sapere quali sono le radici, quali sono le ancore che ci legano a un certo tipo di passato per poter continuare in maniera giusta e corretta”.
Molto bella, per me che ultimamente scribacchio un po’, la conclusione del video: “Io quando scrivo le canzoni penso a mettere sulla carta essenzialmente quelle che sono le mie esperienze o quello che può essere una lettura filtrata attraverso il mio modo di averla capita, di averla addirittura certe volte immaginata. Infatti preferisco leggere che non andare a vedere perché preferisco immaginare quello che leggo.”

La sala dei dischi: multimediale e dinamica, il piacere di rivedere e toccare copertine di vecchi LP, 45 giri, foto conosciute e dimenticate. Ogni disco, la sua storia e la sua problematica.

La sala dei personaggi: Franziska, il Giudice, il Matto, Maddalena, Marinella, Giovanna d’Arco, il Suonatore Jones, Sinan, Piero… tutti ballano e si alternano nel gioco dei tarocchi, mentre tu incantato resti lì a guardarli, ad ascoltarli, emozionandoti nel ritrovare amici passati, versi scordati, stupendoti di come una parola tiri l’altra, una figura ne evochi un’altra, tutta la tua storia fusa con quella che si sussegue davanti agli occhi, i tuoi ricordi che diventano canzone o forse è viceversa, non lo sai neanche tu.

La sala della vita: interviste e commenti. Questa, sarà stato l’impatto emotivo delle altre, mi ha colpito meno.

Per finire video di concenti. Staresti semplicemente lì delle ore. Ogni volta che finisce una canzone pensi: ora vado, ora è tardi… ma poi senti le note della nuova e resti. Sospeso tra presente, passato e assenza di tempo.

Infine esco. Nel sole di febbraio e nel vento gelido di tramontana sento che sto piangendo.

Per chi non può andarci, per chi c’è già andato, per chi vuole andarci, segnalo la bella recensione di Pier Luigi Zanata.

Ultima nota: Creuza de mä è uscito nel 1984. Io compivo 20 anni e i miei amici mi hanno regalato il disco e il biglietto per il concerto di Faber al Palasport di Genova. In quello stesso anno ho iniziato ad allontanarmi fisicamente e mentalmente da Genova, dalla mia familia e dalla vita che avevo fino ad allora vissuto. L’album, con la sua copertina bianca e azzurra, quella casa immensa dalla piccola finestrina mi ha accompagnato da allora, sempre. Quando la nostalgia e il rimpianto si facevano sentire più forti, riascoltavo le note e le parole e mi riappropriavo del mio passato.

bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

      (padrone della corda marcia d’acqua e di sale
      che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare)

.......................................... Un ringraziamento particolare a Daniele Bandini per l'aiuto che mi ha dato nel realizzare questo sito.
Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes