L’opera al nero
di Marguerite Yourcenar
Più che un romanzo storico L’opera al nero è un romanzo filosofico: il passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento è in un certo senso una scusa per l’autrice per analizzare diverse forme di pensiero in contrapposizione che ancora oggi trovano basi estremamente attuali, a controprova di come la lettura della storia possa essere un approfondimento della realtà contemporanea.
Zenone, filosofo, medico, alchimista è un personaggio inventato e dichiaratamente composito, creato assemblando vite e caratteristiche di più persone reali (Tommaso Campanella, Paracelso, Erasmo da Rotterdam solo per citarne alcuni).
É il prototipo dell’uomo Moderno, disposto a mettersi eternamente in discussione, che sa che forse le sue opinioni di oggi domani saranno superate.
Il fine è la conoscenza, non la salvezza dell’anima.
Quell’amore per la scienza che porta all’estremo fino a vedere il corpo da sezionare dell’amico morto come “un bell’esemplare della macchina umana” scevro da ogni sentimento e a osservare con occhio distaccato il suo stesso suicidio, ammirato dal movimento del sangue e dei polmoni, dei sensi che piano piano si spengono in successione.
Non ha “abbastanza fede per essere eretico” come gli viene detto, piuttosto dichiara:
“… Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza. I miei trionfi e i miei pericoli non sono quelli che la gente s’immagina; ci sono altre glorie oltre la gloria e altri roghi oltre il rogo. Sono quasi riuscito a diffidare delle parole. Morirò un po’ meno sciocco di come sono nato.”
Il linguaggio merita una considerazione. La lingua è sontuosa, con costruzioni complesse, parole scelte e ragionate, con immagini poetiche di grande impatto. Ricordo fra tutte la descrizione della peste e di come essa si diffonde fra la popolazione.
È una lingua che ben si adatta al tempo e al luogo ma che è anche parecchio complessa e complicata. La lettura necessita di tempi lunghi e di riletture a breve anche dei singoli paragrafi. Almeno per me è stato così, senz’altro per una mia limitazione o mancanza, ma questo ha penalizzato notevolmente l’apprezzamento personale del libro, al di là dell’obbiettivo valore dello stesso.
















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